Stagione 2016 - il Teatro di Tato Russo

STAGIONE 2020/2021

OH! CALCUTTA!

OH! CALCUTTA!

«Viaggiatori della città, non avete niente da perdere se non il cervello» scrisse sul Times il critico Barnes; era il 17 giugno del 1969 ed era appena andato in scena, all'Eden Theatre. Il pubblico amò quello spettacolo provocatorio e impudente: 704 repliche e poi altre 610 al Teatro Belasco, ripreso nel '76 con il record di 5.959 repliche. Si calcola che almeno 85 milioni di spettatori abbiano applaudito il musical di Kenneth Tynan. Eloquenti le fotografie dei manifesti affissi in città, quello «storico» che riproduce un dipinto di Clovis Trouille, l'altro con la fotografia dei dieci attori - cantanti - ballerini, senza vestiti, messi in fila con l'aria spiritosa e sorridente di un gruppo in gita scolastica. Quattordici quadri tutti giocati su sesso e sessuofobie. Un sesso detto, rappresentato, danzato. Con tragicomiche coppie di «scambisti», esperimenti in cliniche del sesso che un tempo sembravano fantascientifiche, citazioni demenziali e impertinenti, e tutto un abbecedario del genere che certo potrà far arrossire qualcuno, ma senza mai scandalizzare chi vuole stare al gioco dichiarato fin dal manifesto dello spettacolo.        

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

…in allestimento…

GLI ANNI DEL CORAGGIO

Manifesto-Gli-Anni-del-coraggio

Lo spettacolo parte dall’occasione della mostra Le Stanze di Tato Russo, realizzata dalla Regione Campania dal Comune di Napoli con la collaborazione della SIAE. Lo spettacolo che ne è derivato parla del genio artistico di Tato Russo che è parte della storia del teatro italiano, per il suo contributo in termini sia artistici che istituzionali. Analogamente il suo ruolo di poeta, pensatore e intellettuale è elemento assodato della nostra storia. Gli anni del coraggio costituiscono però una narrazione di segno diverso: qui non siamo di fronte all’imponente storia di un personaggio artistico e pubblico, ritratto nella sua secolarità. Siamo piuttosto alle soglie di una fantasmagorica rivisitazione dell’effetto che la sua opera ha prodotto in termini emozionali. Ciò che questo particolare allestimento mette in gioco fa venire alla mente l’idea dell’immagine che resta impressa sulla retina, che non è necessariamente corrispondente al dato sensibile quanto piuttosto al suo fantasma.. In questo spettacolo non si entra in contatto con la sua opera quanto con la sua percezione insieme con la metafora di cui il Maestro si è evidentemente fatto veicolo. Il protagonista non è Tato Russo, ma l’immagine che di lui resta imbrigliata nella retina del tempo. Oggetti di scena, costumi, taccuini, ricordi, disegni, fotografie, bozzetti, locandine, articoli, maquettes, maschere, film, installazioni multimediali e site-specific. È impossibile individuare un percorso ma la struttura del testo priva di tragitti preordinati permette che si vada semplicemente a zonzo nel cuore e nell’opera dell’artista con la libertà di sostare, ripetere, allontanarsi, tornare, saltellare da un pensiero all’altro. Tra spounti poetici, digressioni filosofiche lo spettatore ha la possibilità di immergersi in un universo fatto di «teatro tossico, prossimo alla sifilide», «malattia», meningiti, visioni allucinate, mostruosità, paura, morte, allucinazione, buio profondo, veleno attraverso un percorso di illusione, stupore, meraviglia, maledizione. Lo spettacolo che è diretto soprattutto alle scuole per mette agli spettatori di fare esperienza del perfezionismo ingegneristico delle imponenti scenografie, ricostruite con preziosa maestria dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti, intercettati da un’immagine luminosa, costruttiva, solida del percorso del Maestro. Si può intercettare il Tato poeta, anticonformista, critico amante della polemica e della provocazione. O ci si può imbattere nella bellezza pacifica, nella potenza e perfino nell’allegria dei Musical, o nella riproposizione della tradizione, nella rivisitazione dell’antichità classica. Tutto questo non per raccontare l’opera e la poetica del Maestro, ma per provocare il decollo verso un’esperienza visionaria nella quale alla secolarità è anteposta una dimensione percettiva metafisica, sensoriale, inorganica e plurale. Negli Anni del coraggio il proprio Sé si mescola con l’altro Sé, raccontato e messo in scena in modo che una grande verità possa emergere: il Teatro non esiste se non nella relazione e, in quest’ottica, l’opera, i pensieri, l’umanità di Tato Russo vengono rievocati non come istanze reali determinate, ma come “stimoli” filtrati dalla percezione del singolo visitatore. Al termine dello spettacolo è difficile dire se ci si sia imbattuti in Tato Russo o se si abbia avuto un incontro con se stessi, grazie a Tato Russo

IL DIO DEI GEOMETRI

…in allestimento…

LA RAGIONE DEGLI ALTRI

LA RAGIONE DEGLI ALTRI

fu ricavata da Pirandello da una sua novella dal titolo “Il nido”. La storia ci descrive un insolito impianto borghese dove la moglie tradita consente suo malgrado al tradimento del marito facendosene una ragione; il marito consente a continuare il rapporto con la moglie, a scapito dell’amore verso l’amante e l’amante consente a farsi una ragione della necessità del marito a non distruggere la relazione con la moglie. Insomma ognuno si inventa una maschera per sopravvivere all’inganno reciproco. L’arrivo in casa della coppia del padre della moglie sconvolge il silenzioso equilibrio che si era stabilito tra le parti e scompagina le ragioni d’ognuno ad accettare quel tipo di relazione, La regia e la riscrittura pone Pirandello contro Pirandello, cercando di guadagnare al di là di ogni sofisma e d’ogni poetica stantìa la tragicità della storia evitandogli la chiave del grottesco e seppellendo tutto nel mare degli egoismi d’ognuna delle parti in gioco: personaggi non più fatti teorema e dimostrativi di un gioco che è solo dell’autore, ma che diventano carne autentica e tragedie di vita vissute non solo come fantasmi disposti solo ad obbedire a un ordine retorico e puramente razionale e dimostrativo ma conseguenti ai dettami del cuore e delle lacrime d’ognuno. La storia resa libera così dalle maniere letterarie del novecento e proponendo un Pirandello senza Pirandello diventa di una attualità evidente e odiosa dove le ragioni degli altri prevalgono sempre sui diritti degli ultimi.

Stagione 2019/2020

Biancaneve Il nuovo musical di TATO RUSSO

biancaneve per sito

La favola dei fratelli Grimm diventa un pretesto per scatenare la fantasia di un grande maestro della scena. Tato Russo riscrive la favola per affascinare piccoli e grandi trasportando lo spettatore in un mondo di sogni. Abbandonati gli schemi disneyani la favola si fa più vicina al nostro mondo con una serie di invenzioni e curiosità tutte da vedere e da ascoltare. 
Questa nuovissima Biancaneve di Russo promette di essere ancora una volta lo spettacolo più amato della prossima stagione.

IL SOGNO DI NIETZSCHE

il sogno

In preda a visioni allucinatorie il tormentato filosofo tedesco rivive momenti che hanno segnato la sua gioventù: l’affascinante Lou Salomè e il triangolo con l’amico Paul Rée finalizzato allo studio ma percorso da inconfessati desideri sessuali. In un delirio crescente di creatività e follia finisce, alla conclusione della sua vita, per immedesimarsi nell’umanità tutta dichiarando di sentirsi infiniti personaggi: re, imperatori, perfino il principe Umberto fino a quell’”Anticristo” in cui, in contraddizione con se stesso, ammira il Cristo sulla croce che mette davvero in atto l’amore.

   

CONFINE  
confine-quadro

Il CONFINE sottintende l'idea di spazio, poi che questo sia reale o immaginario, poco importa. I confini dividono lo spazio e non sono pure e semplici barriere: sono anche l'interfaccia tra i luoghi che separano e come tali sono soggetti a pressioni contrapposte e perciò fonti di conflitti e tensioni.. Il confine protegge - o almeno così si vuole credere - dall’inatteso e dall’imprevedibile: dalle situazioni che ci spaventerebbero e ci renderebbero vulnerabili. I confini danno sicurezza. ... impongono ordine al caos, rendono il mondo comprensibile e vivibile... lo rendono conosciuto e "ordinario" E da qui entra la poetica di Giorgio Caproni per cui il "confine" mette in Luce ancora di più le crepe di una esistenza ordinaria: l'inadeguatezza del confine, il suo limite, non solo fisico ma anche della mente e della conoscenza,esprime il senso della caducità dell'azione umana e il dramma dell’inutilità dell’esistenza individuale. “Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!” (I.Calvino)

SO’ MUORTO E M’HANNO FATTO TURNA’ A NASCERE  
So' muorto-214x300 Dalla farsa di Petito Tato Russo ricava una commedia del tutto autonoma dall’originale, trasformando il Pulcinella petitiano in un moderno Pascariello. Una violentissima satira sull’ambizione sfrenata del denaro e sul potere della furbizia nemmeno dotta sull’ignoranza pacchiana.
IL MERCANTE DI VENEZIA  
il mercante di venezia

Si tratta di uno dei testi al tempo stesso più popolari e controversi del Bardo, che in questa occasione vede come protagonista Mariano Rigillo, nella parte di Shylock, affiancato da Romina Mondello, nei panni della principessa ‘terrestre’ Porzia, Fabio Sartor a dar voce ad Antonio e Francesco Maccarinelli ad interpretare Bassanio. L’adattamento e la regia sono di Giancarlo Marinelli, che diresse Giorgio Albertazzi nello stesso spettacolo prima della sua morte tre anni fa, e proprio all’ultimo imperatore del teatro italiano questo Mercante di Venezia vuole essere un omaggio. Nella riduzione elaborata e scritta proprio da Albertazzi (che ha riempito tutti i teatri per oltre 200 repliche in un anno solare) i temi affrontati sono quelli da sempre cari a Shakespeare, ma anche al compianto mattatore toscano: il conflitto tra generazioni; la bellezza che muore e che si riscatta ad un tempo; la giovinezza che deve fare i conti con le trasformazioni del tempo e della società.

GLI ANNI DEL CORAGGIO  

Manifesto Gli Anni del coraggio

Lo spettacolo parte dall’occasione della mostra Le Stanze di Tato Russo, realizzata dalla Regione Campania dal Comune di Napoli con la collaborazione della SIAE. Lo spettacolo che ne è derivato parla del genio artistico di Tato Russo che è parte della storia del teatro italiano, per il suo contributo in termini sia artistici che istituzionali. Analogamente il suo ruolo di poeta, pensatore e intellettuale è elemento assodato della nostra storia. Gli anni del coraggio costituiscono però una narrazione di segno diverso: qui non siamo di fronte all’imponente storia di un personaggio artistico e pubblico, ritratto nella sua secolarità. Siamo piuttosto alle soglie di una fantasmagorica rivisitazione dell’effetto che la sua opera ha prodotto in termini emozionali. Ciò che questo particolare allestimento mette in gioco fa venire alla mente l’idea dell’immagine che resta impressa sulla retina, che non è necessariamente corrispondente al dato sensibile quanto piuttosto al suo fantasma.. In questo spettacolo non si entra in contatto con la sua opera quanto con la sua percezione insieme con la metafora di cui il Maestro si è evidentemente fatto veicolo. Il protagonista non è Tato Russo, ma l’immagine che di lui resta imbrigliata nella retina del tempo. Oggetti di scena, costumi, taccuini, ricordi, disegni, fotografie, bozzetti, locandine, articoli, maquettes, maschere, film, installazioni multimediali e site-specific. È impossibile individuare un percorso ma la struttura del testo priva di tragitti preordinati permette che si vada semplicemente a zonzo nel cuore e nell’opera dell’artista con la libertà di sostare, ripetere, allontanarsi, tornare, saltellare da un pensiero all’altro. Tra spounti poetici, digressioni filosofiche lo spettatore ha la possibilità di immergersi in un universo fatto di «teatro tossico, prossimo alla sifilide», «malattia», meningiti, visioni allucinate, mostruosità, paura, morte, allucinazione, buio profondo, veleno attraverso un percorso di illusione, stupore, meraviglia, maledizione. Lo spettacolo che è diretto soprattutto alle scuole per mette agli spettatori di fare esperienza del perfezionismo ingegneristico delle imponenti scenografie, ricostruite con preziosa maestria dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti, intercettati da un’immagine luminosa, costruttiva, solida del percorso del Maestro. Si può intercettare il Tato poeta, anticonformista, critico amante della polemica e della provocazione. O ci si può imbattere nella bellezza pacifica, nella potenza e perfino nell’allegria dei Musical, o nella riproposizione della tradizione, nella rivisitazione dell’antichità classica. Tutto questo non per raccontare l’opera e la poetica del Maestro, ma per provocare il decollo verso un’esperienza visionaria nella quale alla secolarità è anteposta una dimensione percettiva metafisica, sensoriale, inorganica e plurale. Negli Anni del coraggio il proprio Sé si mescola con l’altro Sé, raccontato e messo in scena in modo che una grande verità possa emergere: il Teatro non esiste se non nella relazione e, in quest’ottica, l’opera, i pensieri, l’umanità di Tato Russo vengono rievocati non come istanze reali determinate, ma come “stimoli” filtrati dalla percezione del singolo visitatore. Al termine dello spettacolo è difficile dire se ci si sia imbattuti in Tato Russo o se si abbia avuto un incontro con se stessi, grazie a Tato Russo