Stagione 2012 - il Teatro di Tato Russo

Gran Café Chantant

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Siamo ai primi del 900, nel cuore della belle époque. Molti teatri di prosa chiudono perché la moda dell’epoca li rende ormai deserti. Qualcuno per seguirla viene trasformato in ritrovo di numeri ben più allegrotti. Due coppie di artisti ormai alla fame sono costretti, loro detentori dell’antica arte della tragedia, a riciclarsi come vedette di café chantant. Una serie infinita di traversie e di avventure tutte da ridere li accompagna in quello che vuole soprattutto essere l’affresco d’un epoca edonistica e culturalmente in grande decadenza. Tato Russo riscrive e trasforma la commedia di Scarpetta in un vaudeville, che è un tourbillon di trovate e di caratteri, e intorno al classico divertentissimo intreccio scarpettiano ci propone l’analisi critica di un periodo storico che, pur durando lo spazio di una meteora, fu denso di significati culturali e civili, che chiudeva un secolo, l’Ottocento, e ne proponeva  un altro: quello dell’opera moderna. Un mitico quindicennio che, pur proponendosi come un’epoca di splendori, portava in se un periodo di miseria e decadenza. Nel 1900 i teatri di prosa chiudevano per lasciare spazio al Café Chantant. Questa nuova forma di spettacolo metteva in crisi quello tradizionale come accadrà qualche decennio più tardi con l’avvento del cinema e oggi con l’avvento dei one man show da cabaret. I luoghi teatrali si trasformavano. Chiudevano molti "teatri storici", altri per  sopravvivere erano costretti a modificare il repertorio. La vicenda dura un giorno, ma Tato Russo dilata lo spazio temporale di questa giornata, riferendola all’intero periodo di  quel quindicennio, dalla nascita, allo splendore, alla miseria del café chantant: un lungo giorno in cui cambia la moda, il gusto, la maniera di pensare della gente. E se l’azione parte dalla crisi del teatro di prosa determinata  dall’aggressione del café chantant, termina nella fine quest’ultimo a sua volta stroncato dall’avvento del cinema. Intorno ai quattro protagonisti della storia si muove una miriade di personaggi, che vagano tra tipi macchiette. Tato Russo ha impostato la commedia su questa folleggiante contrapposizione di  stili recitativi e di drammaturgia. Da una parte il linguaggio di commedia che sarà di Eduardo, dall’altra quello da farsa che è tipico di  Scarpetta. Da una parte un Felice, personaggio nel vero senso della parola; dall’altra il mondo delle caricature, dei trucchi, delle esagerazioni. Tato Russo ripropone cosi uno Scarpetta diverso, più vicino ai classici nelle linee di una direzione personale di fare teatro, laddove ogni intuizione critica non si propone mai come fine a se stessa ma sottostà invece ad un piano organico di messa in scena, in cui ogni elemento concorre in giusta proporzione con tutti gli altri. Uno spettacolo ricco di trovate, di colori, di contenuti. Un vero fuoco di fila affidato alla grande bravura di tutti gli interpreti con alla testa Tato Russo.

   

La trilogia della Villeggiatura

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LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA di Tato Russo, da Goldoni rappresenta il primo atto della costituita Compagnia dei Giovani di T.T.R IL TEATRO DI TATO RUSSO che si propone di riportare tra i giovani e soprattutto nelle scuole il repertorio delle opere del maestro. La direzione artistica affidata a Carmen Pommella. La nuova formazione ha invitato la TTR a prevedere una sezione di teatro scuola all’interno della cooperativa per riproporre i molti straordinari successi del maestro a cominciare dal testo scelto per questa stagione e proseguire nei prossimi anni con Amleto, Sogno di una notte di mezza estate, La tempesta, Il Candelaio, Cappuccetto Blu, ‘O munaciello. La rivisitazione del testo di Carlo Goldoni magistralmente riconsegnata dal Maestro Tato Russo, ispira una regia frenetica e bizzarra. L’ambientazione nella Capri degli anni ‘50 suggerisce l’utilizzo di colori e atmosfere dalla bellezza irripetibili. Ci piace pensare, perciò, che l’autore abbia tratto ispirazione da situazioni viste e vissute durante la sua giovinezza. L’anello di congiunzione tra la frivolezza dell’epoca e i reali contenuti del periodo, sono le canzoni che si alternano alla prosa e che permettono un piacevole tuffo nel passato quando la musica sostituiva tutta o in parte un racconto di una storia d’amore o le avventure di un’allegra compagnia. Tutto quindi ruota intorno alle smanie, alle isterie, ai capricci di una gioventù che pretende di “stare” piuttosto che di “essere”.

   

Shakespeare in Love with Marlowe

shakespeare in love proporzione 70x100 - Copia“SHAKESPEARE IN LOVE WITH MARLOW”,


Christopher Marlowe e William Shakespeare sono i due geni del Teatro elisabettiano. Contemporanei, sulle loro rispettive vite e sulla relazione di amicizia-rivalità che intercorreva tra di loro abbondano gli scritti e le leggende. Oggi, grazie alla magia di quel Teatro di cui loro stessi sono stati padri fondatori, abbiamo l'occasione di assistere alla rappresentazione delle loro esistenze romanzesche, anzi drammatiche, magnifiche quanto le loro creazioni. Marlowe appare come un personaggio enigmatico: agente segreto di Sua maestà la regina Elisabetta, dopo aver condotto un'esistenza dissoluta, muore, appena ventinovenne, in circostanze misteriose durante una rissa. Shakespeare si mostra come un poeta affascinato dalla fama e dalla personalità di Christopher, ma già pronto a passare alla storia. A portare in scena la grandezza e le mille sfaccettature dei due personaggi sono Ennio Coltorti e Emiliano Jesus Coltorti, padre e figlio, due generazioni di teatranti che si cimentano in un incontro - confronto scenico, regalandoci un'interpretazione en travestie che ha il potere di trascinarci direttamente nell'epoca elisabettiana, dentro le vite dei due poeti.

KIRON cafè – IL CENTAURO

resize.php“KIRON café - IL CENTAURO” è ispirato al mito di Kirone il centauro, mezzo cavallo e mezzo uomo, l' essere che non ha sconfitto la propria natura animale. Eroi come Giasone e Achille furono suoi allievi e a cui insegnò molto. insegnò loro l’uso delle erbe medicinali, la bellezza, la saggezza e la natura... Tutti gli allievi di Kirone sono accomunati da un destino terribile, quasi che la conoscenza implichi necessariamente il venire a contatto con il dolore. Questo centauro buono che, per errore di Ercole, fu colpito da una sua freccia avvelenata senza poter morire perché immortale. In quel tempo, Prometeo era incatenato al monte Caucaso per aver donato il fuoco divino all’umanità: una importante e singolare sincronicità mitologica e simbolica, perché i due personaggi, Kirone e Prometeo, rappresentano la ribellione e lo stato d’essere necessari per il cambiamento, il salto, il nuovo, la libertà attraverso lo sciogliersi negli altri con cui si diventa tutt’uno. Kirone chiede a Giove la grazia per Prometeo e in cambio rinuncia all’immortalità, restituendo all’umanità il potere di scegliere. Kirone è soprattutto un essere saggio ed autorevole, un perfetto conoscitore della natura e delle sue leggi, ma è anche un conoscitore della psiche umana, della quale si fa terapeuta, indirizzando i suoi allievi e protetti, attraverso l’insegnamento e l’esempio, alla conoscenza principalmente di se stessi, oltre le strutture sociali. Scintilla intelligente e dinamica del divino, destinata ad illuminare il buio dei diversi tempi che si susseguono nel percorso di vita dell’umanità e capace altresì di anticipare il sempre imminente ed incalzante futuro, quasi la trasformare la temporalità in eternità. Kirone sta fra il vecchio e il nuovo. E’ simile al momento in cui la luce e il buio creano l’attimo fermo, l’attimo in cui ciò che è invisibile si può veder e ciò che è visibile può scomparire. L’attimo in cui il cavallo Kirone diventa uomo ma anche il contrario. Kirone, l’archetipo del guaritore ferito, rappresenta le nostre ferite fisiche, emozionali, spirituali e al contempo la nostra guarigione e al tempo stesso sfida verso un “sistema globale” anestetizzante e falsamente “rassicurante” che sta avanzando per cui il processo di guarigione dovrà affondare in radici profonde che l’individuo non potrà demandare ad un farmaco. Il caffè Kiron, in una striscia di confine tra Europa e Mediterraneo, tra occidente e povertà, tra mondi senza transito e avventori come Aiace, Achille, Aristeo, Asclepio, Atteone, Ceneo, Enea, Eracle, Fenice, Giasone, Oileo, Palamede, Peleo, Telamone, Teseo. Una commedia in teatro e danza, una ironia amara in cui Chirone, maestro di arti curative e saggezza , può per tutti ma non per se stesso.

Il fu Mattia Pascal

manifesto pascal 70x100 5° anno - CopiaHo ridotto per la scena molti romanzi. Più d’ogni altro Il Mattia Pascal mi ha imposto un ritmo forsennato di rifacimenti e rielaborazioni. Un Pirandello troppo giovane, che in sé covava il germe di tutto quello che sarebbe stato, non era facile da ridurre a un tutt’uno omogeneo. Nel romanzo si rincorrono e si agitano infatti tutti i temi che saranno svolti con coerenza acquisita negli anni successivi e che formeranno poi la poetica costante del teatro pirandelliano: si sommano infatti le esperienze giovanili legate al mondo siciliano con le indagini piccolo-borghesi dei vari giuochi delle parti, per  sovrapporsi poi alle tematiche del mito e alle intuizioni parafilosofiche dell’età di mezzo, tutto però con approssimazione e quasi come in una sorta di work in progress, di Pirandello in fieri. L’idea registica tuttavia ha concorso a tracciare la strada, ha favorito il percorso drammaturgico e ha dato unità di stile e di intenti alla messinscena.


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il Fu Mattia Pascal
















locandina mattia pascal 4° anno

Note di Regia di Tato Russo


Ho ridotto per la scena molti romanzi. Più d’ogni altro Il Mattia Pascal mi ha imposto un ritmo forsennato di rifacimenti e rielaborazioni. Un Pirandello troppo giovane, che in sé covava il germe di tutto quello che sarebbe stato, non era facile da ridurre a un tutt’uno omogeneo. Nel romanzo si rincorrono e si agitano infatti tutti i temi che saranno svolti con coerenza acquisita negli anni successivi e che formeranno poi la poetica costante del teatro pirandelliano: si sommano infatti le esperienze giovanili legate al mondo siciliano con le indagini piccolo-borghesi dei vari giuochi delle parti, per  sovrapporsi poi alle tematiche del mito e alle intuizioni parafilosofiche dell’età di mezzo, tutto però con approssimazione e quasi come in una sorta di work in progress, di Pirandello in fieri. L’idea registica tuttavia ha concorso a tracciare la strada, ha favorito il percorso drammaturgico e ha dato unità di stile e di intenti alla messinscena.


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Menecmi
















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Cavallo di battaglia del Tato Russo attore, Menecmi ha avuto decine di riprese ed ha collezionato negli anni più di 600 repliche .La riscrittura originale di Tato dell’originale plautino conserva tutto il suo plebeismo, tutti i suoi caratteri di teatro popolare ma ne amplia a tal punto l’efficacia e il divertimento così da farlo diventare un capolavoro autentico dell’arte comica. 18 volte confessò d’averlo visto uno spettatore insaziabile. E insaziabili sono ogni anno le richieste degli spettatori di ripresa di questo spettacolo in cui Tato Russo si consacra attore specialissimo e dalla straordinaria comunicativa. Due ore di risate assicurate, un meccanismo comico perfetto, una grande prova di attore per Tato osannato dalla critica e dal pubblico per questa straordinaria interpretazione.
«Sono venticinque anni che porto in giro per l'Italia i miei Menecmi, ispirati a Plauto: in tutto questo tempo è cambiata la mia età anagrafica, e mi è diventato faticoso interpretare due parti. Ma il pubblico e i teatri continuano a richiedermelo, e oggi mi ritrovo a inventarmi le forze per essere di nuovo in scena con questo mostruoso composto di fatica e di follia creativa. Ce la farò ancora una volta?».









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IO RAFFAELE VIVIANI
















manifesto_raffaele_viviani_gennaio_2015

Note


Molti intellettuali, compreso Antonio Ghirelli nella prefazione di questo spettacolo, mettono in relazione il teatro di Viviani, con quello di Brecht.
Io , per quello che può valere, sono totalmente d'accordo. Ciò detto, non mi dilungherò nell'elencare le innumerevoli similitudini che si riscontrano nei due autori. Rischierei di ripetere in modo maldestro concetti già espressi da persone molto più autorevoli di me.
Ma, se mi è consentito, vorrei espormi ad un rischio: trovare una similitudine tra Viviani e la sedia Thonet “14”.
Elemento che, insieme a pochi altri, ho deciso di inserire nell'impianto scenico. Inizialmente può sembrare riduttivo e per certi versi quasi irriverente. E' stato come trovare un nesso tra “ Gli asparagi e l'immortalità dell'anima “  del grande Achille Campanile. Ma, spulciando qua e la, qualcosa ho trovato. La Thonet 14, è considerata da tutti “ la sedia delle sedie.”










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OSCAR
















MANIFESTO OSCAR 70 X 100 nuovo

“ Amore (con la A maiuscola) un’ entità astratta che ha caratterizzato tutta la vita di Oscar. Amore per la Vita! In tutte le sue più nascoste e diverse sfaccettature. Amore per il “bello” nella sua concezione più astratta. Amore per la raffinatezza del pensiero progressista, della parola scritta, della finzione come veicolo di beltà, dei sentimenti; dell’Estetica “. Medina Produzioni presenta Oscar Un “One man show” dedicato all’intramontabile e sempre attuale (oggi più che mai) figura di Oscar Wilde.
Lo spettacolo vede in scena un istrionico Gianluca Guidi che questa volta affronta un palcoscenico diverso da quello al quale siamo abituati, ma senza abbandonare la verve che lo contraddistingue che gli consentirà di recitare nei panni di un personaggio importante, lasciando spazio ogni tanto a battute brillanti e a qualche canzone. Masolino D’Amico ha messo la sua immensa conoscenza del personaggio per scrivere un testo che parte da alcuni scritti dello stesso O.W. per poi dipanarsi attraverso le maglie di uno spettacolo che la regia di Massimo Popolizio rende sicuramente unico nel suo genere.
La tecnologia contemporanea è al servizio della messa in scena con proiezioni che sono oggetto e soggetto allo stesso tempo. Tutto ciò convive con la tradizione del teatro “artigianale” tipico della commedia dell’arte, con una scenografia semplice ma mai scontata.



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LE TRE VERITA’ DI CESIRA (nota dell’autore)












Locandina Cesira

(nota dell’autore)


Madre natura, la madre di tutte le madri, impegnata com’è a pensare alla ruota del pavone, al corno del rinoceronte e via dicendo, può anche avere qualche ‘passaggio a vuoto’, come si usa dire nel linguaggio tennistico. Chi è senza distrazioni scagli la prima accusa.
E così Cesira, popolana discendente da una famiglia di “acquaiuoli”, ossia gestori di chioschi in cui si vendono dalle acque ‘sine nobilitate’ alle bibite più fornite di blasoni liquidi, nell’età dello sviluppo è costretta ad assistere inerme alla crescita, a spese del suo labbro superiore, di un paio di  baffi setolosi e inestricabili come una foresta subtropicale.
Per il vello che a volte deturpa le più belle gambe femminili c’è pronta la ceretta. Per il boschetto sotto le ascelle si può sempre ricorrere al provvidenziale aiuto di un rasoio. Lo stesso vale anche per i baffi, dirà più d’uno.
Ma Cesira non vuole dissipare il suo prezioso tempo ogni mattina. E poi, nella fattispecie il rasoio dovrebbe ritirarsi in buon ordine, par far posto ad un più funzionale falcetto, di quelli in dotazione ai giardinieri.









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Menecmi

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Cavallo di battaglia del Tato Russo attore, Menecmi ha avuto decine di riprese ed ha collezionato negli anni più di 600 repliche .La riscrittura originale di Tato dell’originale plautino conserva tutto il suo plebeismo, tutti i suoi caratteri di teatro popolare ma ne amplia a tal punto l’efficacia e il divertimento così da farlo diventare un capolavoro autentico dell’arte comica. 18 volte confessò d’averlo visto uno spettatore insaziabile. E insaziabili sono ogni anno le richieste degli spettatori di ripresa di questo spettacolo in cui Tato Russo si consacra attore specialissimo e dalla straordinaria comunicativa. Due ore di risate assicurate, un meccanismo comico perfetto, una grande prova di attore per Tato osannato dalla critica e dal pubblico per questa straordinaria interpretazione.
«Sono venticinque anni che porto in giro per l'Italia i miei Menecmi, ispirati a Plauto: in tutto questo tempo è cambiata la mia età anagrafica, e mi è diventato faticoso interpretare due parti. Ma il pubblico e i teatri continuano a richiedermelo, e oggi mi ritrovo a inventarmi le forze per essere di nuovo in scena con questo mostruoso composto di fatica e di follia creativa. Ce la farò ancora una volta?».

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il Fu Mattia Pascal

   
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Note di Regia di Tato Russo

Ho ridotto per la scena molti romanzi. Più d’ogni altro Il Mattia Pascal mi ha imposto un ritmo forsennato di rifacimenti e rielaborazioni. Un Pirandello troppo giovane, che in sé covava il germe di tutto quello che sarebbe stato, non era facile da ridurre a un tutt’uno omogeneo. Nel romanzo si rincorrono e si agitano infatti tutti i temi che saranno svolti con coerenza acquisita negli anni successivi e che formeranno poi la poetica costante del teatro pirandelliano: si sommano infatti le esperienze giovanili legate al mondo siciliano con le indagini piccolo-borghesi dei vari giuochi delle parti, per  sovrapporsi poi alle tematiche del mito e alle intuizioni parafilosofiche dell’età di mezzo, tutto però con approssimazione e quasi come in una sorta di work in progress, di pirandello in fieri. L’idea registica tuttavia ha concorso a tracciare la strada, ha favorito il percorso drammaturgico e ha dato unità di stile e di intenti alla messinscena.

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